Polliwood –

Polliwood è il nickname del grande fiume della Val Padana per sua naturale inclinazione a trasformarsi in set cinematografico. Lo hanno apprezzato grandi registi tra cui Luchino Visconti, Bernardo Bertulucci, Pupi Avati, Florestano Vancini, Roberto Rossellini, Tonino Guerra, Federico Fellini, Mario Soldati. Ci sono la storia partigiana dell’ ‘Agnese va a morire’ di Giovanni Montaldo con un’indimenticabile Ingrid Thuline un giovane Michele Placido, il Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, dove Monica Vitti, Giuliana, sullo sfondo industriale e nell’umidità opprimente si ritrova adultera nell’incomunicabilità, la Notte Italiana di Carlo Mazzacurati, giusto qualche titolo di successo approdato nella sale del Belpaese ma non solo. Ma le pellicole sono davvero tante. Sono stati in molti a scegliere il Po, il suo passo regolare e antico, interrotto a tratti da selvaggi paesaggi industriali, come scenografia del grande e del piccolo schermo, un fiume di film, fiction, corti medio e lungometraggi a cui dedica ampio spazio il critico Paolo Micalizzi nel suo libro “Là dove scende il fiume”.

La dimensione del Po è unica, spesso surreale, confinata in un gioco di terra, acqua, sabbia, canneti e tamerici. Una scenografia suggestiva per i cineasti e gli appassionati, che possono ritrovare lungo il corso d’acqua, nelle province emiliano-romagnole, in Polesine, nelle valli comacchiesi gli angoli scelti dai registi. Il legame tra il cinema e il fiume si è di recente affidato a linguaggi meno classici come nel caso di Lyda Patitucci che con Red Dread Mila: delta macchiato di sangue ha offerto agli spettatori un mix di cinema e fumetto, quasi uno splatter così diverso dal thriller La giusta distanza dello scomparso Mazzacurati, che con il suo film d’amore, immigrazione e violenza ha messo in scena un delta arcigno e misterioso.

Simbolico, a tratti fin troppo, i Centochiodi di Ermanno Olmi del 2007, racconta la storia di una rinuncia, di un ritiro dall’insegnamento di un professore di religione per stabilirsi in un capanno sul fiume, dove comincia la sua ricerca di verità tra gente semplice. Una vicenda quasi sacra nella quale il protagonista Raz Degan, prima di trasferirsi sotto gli argini, inchioda a terra i libri di un’antica biblioteca religiosa. Un richiamo alla crocifissione da parte di un Cristo moderno e molto umano alla riscoperta di valori spesso trascurati, non ultimi l’amicizia e l’amore.
Di diverso tenore la miniserie tv prodotta dalla Rai, Amanti e Segreti (2004-2005), che ha avuto in Monica Guerritore e Christiane Filangieri le due principali attrici di un’intricata kermesse con delitto. Le due sorelle, una adultera e cocainomane, l’altra responsabile e comprensiva, ma tradita dalla più insofferente Guerritore, hanno saputo tenere con successo lo schermo per ben due edizioni. Polliwood con la sua storia, i suoi paesi come Brescello terra di don Camillo e Peppone, il ponte di Bottrighe punto di forza di una delle scene di Tutti a casa di Luigi Comencini, interpretata da un magistrale Alberto Sordi e un altrettanto valido Serge Reggiani, riserva tante sorprese, non ultima il road movie Il risveglio del fiume segreto del giornalista e scrittore Paolo Rumiz. Un viaggio tra acqua e sponde, attraverso quattro tra le più popolose regioni italiane, un omaggio a capolavori come Paisà di Rossellini girato sul fiume esattamente come Il Grido di Antonioni, un percorso poetico arricchito degli incontri con barcaioli, pescatori e un canoista-poeta-cantante come Francesco Guccini. Sempre sul set naturale offerto dal grande fiume.


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