Il cinema di Magni –

La Roma di Gigi Magni alla Casa del Cinema di Villa Borghese. Una mostra e una rassegna cinematografica in programma fino al 21 settembre, celebrano il regista che più di ogni altro ha dato voce alla storia della capitale sul grande e piccolo schermo. Foto di scena, attimi di pausa tra una ripresa e l’altra e bigliettini di corrispondenza domestica tra marito e moglie raccontano sessant’anni di quotidianità di Magni la cui carriera è cominciata come sceneggiatore e soggettista al fianco di registi quali Mario Monicelli, Pasquale Festa Campanile, Alberto Lattuada e altri ancora.

Magni è passato alla macchina da presa nel 1956 e ha esordito con il film “Faustina”, in proiezione alle ore 18 dell’ultimo giorno della rassegna (l’intero programma sul sito www.casadelcinema.it), ma il successo è arrivato con la sua seconda pellicola “Nell’anno del Signore”, produzione italo-francese del 1969, un affresco della Roma papalina e prerisorgimentale, periodo da cui ha tratto alcune delle sue opere più apprezzate. Il film vede uno degli attori preferiti dal regista, Nino Manfredi, nei panni di Pasquino, voce anonima e ribelle attraverso i cui scritti si svela il rapporto conflittuale tra il popolo, l’aristocrazia e il potere pontificio. Il ciabattino Cornacchia, in verità Pasquino, per amore della convivente, l’ebrea Giuditta-Claudia Cardinale innamoratasi del carbonaro Leonida Montanari-Robert Houssein, è disposto a consegnarsi al cardinal Rivarola, implacabile curatore degli interessi papalini durante il pontificato di Leone XII. Un gesto eroico pur di salvare la vita di Montanari e del suo compagno Angelo Targhini, ma anche un sacrificio inutile dal momento che i due carbonari – come successe nella realtà – vengono uccisi. E’ una storia d’amore e politica, di ingenuità e generosità popolare con cui Magni, tacciato di anticlericalismo, ha raccontato i soprusi giocati ai danni dei romani e degli ebrei del ghetto.
E’ però con “In nome del papa re” (1977), che il regista si aggiudica il primo David di Donatello per la sceneggiatura, narrando con le immagini la vicenda di Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, gli ultimi due condannati a morte dalla Chiesa uccisi nel 1868. Nel film, liberamente ispirato a “I segreti del processo Monti e Tognetti” di Gaetano Sanvittore (Milano, 1869), è il giovane ribelle Cesare Costa, figlio illegittimo di mosignor Colombo da Priverno ad accendere il feroce sarcasmo sul potere temporale dei papi, condannandone la violenza ingiustificata proprio attraverso le parole di un suo anziano e “pentito” rappresentante. Chiude la trilogia “In nome del popolo sovrano” (1990) con cui il regista celebra uno dei primi eventi del Risorgimento, la prima guerra d’indipendenza combattuta dai patrioti italiani durante la Repubblica Romana. Il papa ne esce vincitore, ma l’Italia si avvia verso l’unità e Roma comincia a perdere qualche aristocratico in favore del futuro assetto politico. E a ricordare i suoi eroi, come Ciceruacchio e il figlio morti sullo schermo per la libertà. Fantasia e storia, Ugo Bassi e Ciceruacchio, ma sempre di Risorgimento si tratta.
La rassegna dedicata a Magni è ricca di titoli da “Tosca” a “La carbonara” a “Arrivano i bersaglieri fino a “Nemici d’Infanzia” del 1995 che gli ha fruttato il secondo David di Donatello seguito da un terzo alla carriera conferitogli nel 2008, cinque anni prima che il suo genio ironico e colto si spegnesse. L’omaggio de La Casa del Cinema, nato dalla collaborazione con CSC Cineteca Nazionale con la direzione artistica di Caterina D’Amico, appare quanto mai appropriato per ricordarne il lavoro dedicato alla sua città.


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