Cinema e crisi –

Siamo agli sgoccioli, il 24 luglio, con cinque anni di ritardo sulla tabella di marcia dovuti a un cavillo burocratico, apre il parco tematico Cinecittà World, un investimento da 250 milioni di euro e una previsione di incasso di 55 milioni nel 2015. E’ per il prossimo anno che la finanziatrice Ieg (Italian entertainmet Groupon) di cui i maggiori azionisti sono Diego Della Valle, Luigi De Laurentis e Luigi Abate, attende almeno 1 milione e 500 mila visitatori. Il parco ospita otto set cinematografici, quattro teatri, venti attrazioni e quattro ristoranti. E’ la prima tranche di un’opera mastodontica disegnata dal blasonato scenografo Dante Ferretti.

L’apertura del parco è un buon segnale per l’industria del cinema italiano, che muove ogni anno quasi 4,4 miliardi di euro e ha vissuto nel 2013 un’annata speciale a cominciare dall’Oscar conseguito dalla Grande Bellezza. Il film di Sorrentino ha incassato oltre 51 milioni di euro è ha segnato un punto a favore del cinema italiano intorno al quale lavorano ben 6mila 204 aziende. Nel rapporto dell’Ente dello Spettacolo si intravvede un filo di speranza grazie all’aumento dei film distribuiti, passati da 883 a 979 e al numero degli esordi sul grande schermo che con 453 debutti hanno registrato un più 24,79 per cento. Restano purtroppo invariati la crisi delle monosale i cui incassi hanno perso 39,4 punti percentuale; l’impoverimento dell’attività produttiva i cui investimenti sono calati da 493,1 a 357,6 milioni di euro e l’assottigliarsi progressivo del suppurto del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) sceso di quasi 7milioni di euro rispetto al 2012.
E’ la crisi, fonte di guai e d’ispirazione per autori e registi. Ieri come oggi. Può fare la fortuna di un film e al tempo stesso inceppare il meccanismo di un’industria felice. Molti disertano le sale cinematografiche per questioni di budget familiare altri si infilano al cinema nel tentativo di evadere. E’ sempre stato così. Sono però cambiati gli standard di gradimento, nell’era del precariato i cinepanettoni dedicati alle vacanze non pagano più, si difendono molto meglio pellicole ironiche quanto realistiche di una situazione di difficoltà diffusa in tutta Italia. Un esempio eclatante è “Sole a catinelle” di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, padre sul lastrico, venditore di aspirapolveri spacciati all’intera famiglia e vittima delle proprie promesse al figlio studente modello. E’ stato un miracolo al botteghino: 50 milioni di incassi per ridere della povertà.
La nouvelle vague post – morettiana affonda le proprie radici nella precarietà delle giovani generazioni, ma non solo. Presenta pellicole di successo come “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, liberamente ispirato al romanzo “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia. Si tratta del viaggio di una laureata in filosofia nell’inferno dei call center ed è uscito proprio nel 2008 quando è esplosa la bolla economica. Tra i diversi titoli descrittivi della crisi occupazionale ci sono poi “La nostra vita” di Daniele Lucchetti (2010), affresco inquietante di lavoro nero, edilizia privata e soldi facili; “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi, nelle sale il passato Natale, storia di lavoretti part time e di traslochi che portano Ernesto, il protagonista, a girare l’Italia scoprendone la storia dagli anni ’60 fino ai nostri giorni; “Giorni e nuvole” di Silvio Soldini, giocato sulla difficile vicenda di Michele e Elsa, Antonio Albanese e Margherita Bui, imprigionati dall’instabilità del lavoro e della famiglia, costretti a cambiare vita nella consapevolezza di non poter tornare mai più alle sicurezze del passato, ma decisi a restare insieme; la commedia “Smetto quando voglio” di Sidney Sibilia, 31 anni, l’età giusta per ironizzare su un pugno di laureati coi numeri, ma alla canna del gas. Non trovando altri modi per tirare avanti si trasformano in spacciatori, vendono una pillola “magica” nelle discoteche sintetizzata in casa e, soprattutto, estranea alla tabella delle droghe.
E’ il cinema della crisi, presenta film contemporanei, poveri come povera è l’Italia, ma efficaci nel tratteggiare il Paese cercando di agganciarlo a valori e sentimenti senza i quali non si potrebbe immaginare il futuro. Le idee in Italia non mancano, i tempi purtroppo sono quello che sono, ripetitivi nell’incertezza e nei temi, perciò sono nati “Fuga dal call center” di Federico Rizzo (2009); “Generazione mille euro” di Massimo Venier (2009); l’originale “Vangelo secondo precario” (2005), realizzato grazie a una sottoscrizione su internet; “L’industriale” di Giuliano Montaldo (2011), che descrive il tentativo del salvataggio della fabbrica di famiglia; “Il capitale umano” di Paolo Virzì, racconto per immagini e dialoghi di una società svuotata di ogni valore al punto da mandare il Paese giù per scale di cantina. E’ l’Italia a misura di grande schermo.


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