C’era una volta in Italia –

“C’era una volta in Italia – Il cinema di Sergio Leone” è il titolo della mostra con cui il Museo nazionale del Cinema di Torino, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, celebra il genio del cineasta romano e il cinquantesimo anniversario dello spaghetti western più conosciuto nel mondo “Per un Pugno di dollari”, che aprì una riflessione sul mito del Far West cambiandone il lessico narrativo. E, contemporaneamente lanciò nello star system Clint Eastwood nei panni di un cow boy dagli occhi di ghiaccio. Dal 22 ottobre fino al 6 gennaio la Mole Antonelliana ospita immagini, documenti, fotografie, pistole, rarità d’archivio selezionate in vari Paesi e collegate all’attività del regista, mentre al cinema Massimo saranno proiettate le pellicole restaurate della sua intera produzione.

Dal “Colosso di Rodi” alla popolare “trilogia del dollaro” di cui fanno parte anche “Per qualche dollaro in più (1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) a “C’era una volta il west” (1968), “Giù la testa” (1971) fino al colossal “C’era una volta in America”(1984) premiato nel 1985 con il Nastro d’Argento. Sono solo alcuni dei titoli in programma che completano la mostra curata da Christopher Fryling, il maggior biografo del cineasta, e da Lorenzo Codelli, entrambi autori di un volume pubblicato per accompagnare l’iniziativa. La rievocazione dell’opera di Leone – regista, produttore ammirato e omaggiato da cineasti tra cui Quentin Tarantino, Clint Eastwood e Stanley Kubrick – rimanda alle intuizioni con cui seppe ridisegnare il mito del Far West spogliando i cowboy dell’eroismo decantato da tanti film. Leone trasformò i cowboy alla John Wayne in figure realistiche, rozze, rudi e spesso senza scrupoli, un’innovazione messa in campo inizialmente con budget ridotti, che lo portarono a girare nei canyon spagnoli divenuti famosi nel mondo grazie ai suoi film. Visionario e innovativo, Sergio Leone è un caposcuola e contemporaneamente un regista scomodo. “Giù la testa” con James Coburn e Rod Steiger, fu considerato un film “bombarolo” per le amare riflessioni sull’umanità e sulla politica anticipate da alcune frasi di Mao, un incipit dirompente soprattutto ai tempi della guerra fredda. Ma con buona pace dei suoi detrattori, Leone vinse come miglior regista il David di Donatello (1972) grazie alla storia disincantata di un rivoluzionario irlandese prestato alla nascente e confusa rivoluzione messicana magistralmente sottolineata dalla colonna sonora di Ennio Morricone, autore di moltissime delle musiche dei film del regista scomparso nell’’89. L’ultimo capolavoro di Leone è da considerarsi “C’era una volta in America” nuova visione dei gangster movies e della mafia italo-americana. E’ stato un colossal di successo in tutto il mondo fatta eccezione per gli Stati Uniti, dove fu ridotto a 140 minuti di girato e fece un inevitabile flop ai botteghini per il montaggio dimezzato. Fu necessario aspettare qualche anno perché venisse apprezzato grazie alla diffusione in Vhs e Dvd della versione da noi conosciuta. “C’era una volta in America” ha avuto una sua seconda occasione, la pellicola restaurata dalla Cineteca di Bologna è stata proiettata nel 2012 al festival di Cannes alla presenza degli attori che ne furono protagonisti Robert De Niro, James Woods, Jennifer Connelly, Elizabeth McGovern e di Ennio Morricone. Ed è stato ancora una volta successo pieno.


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