La tenerezza

Sentimenti che si incrociano tra il sorriso e la violenza. Un padre e i suoi figli non amati, un fratello e una sorella in conflitto, una giovane coppia che sembra serena. E i bambini che vedono e non possono ribellarsi. La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia, anche se la speranza è a portata di mano.

Fortunata

Fortunata racconta la storia di una giovane madre (Jasmine Trinca) con un matrimonio fallito alle spalle, che quotidianamente combatte per conquistare il suo sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità.

Smetto quando voglio Masterclass

La banda dei ricercatori è tornata. Anzi, non è mai andata via. Se per sopravvivere Pietro Zinni e i suoi colleghi avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale, diventando poi dei criminali, adesso è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Sarà infatti l’ispettore Paola Coletti a chiedere al detenuto Zinni di rimettere su la banda, creando una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drugs. Agire nell’ombra per ottenere la fedina penale pulita: questo è il patto. Il neurobiologo, il chimico, l’economista, l’archeologo, l’antropologo e i latinisti si ritroveranno loro malgrado dall’altra parte della barricata, ma per portare a termine questa nuova missione dovranno rinforzarsi, riportando in Italia nuove reclute tra i tanti “cervelli in fuga” scappati all’estero. La banda criminale più colta di sempre si troverà ad affrontare molteplici imprevisti e nemici sempre più cattivi tra incidenti, inseguimenti, esplosioni, assalti e rocambolesche situazioni come al solito… “stupefacenti”.

Piccoli crimini coniugali

Dopo aver subito un brutto incidente domestico lui torna a casa dall’ospedale completamente privo di memoria, ragiona ma non ricorda, non riconosce più neppure la moglie, che tenta di ricostruire la loro vita di coppia tassello dopo tassello cercando di oscurarne le ombre. Via via che si riportano alla luce informazioni dimenticate si manifestano delle crepe: sono molte le cose che cominciano a non tornare. Come mai lei mente? e perché non vuole darsi fisicamente a lui, che pure è fortemente attratto da lei? per quale motivo lui – che afferma di essere completamente privo di memoria – si ricorda di certi particolari del viaggio di nozze? sono alcuni dei misteri di questo giallo coniugale in cui la verità non è mai ciò che sembra, dove la memoria (e la sua supposta mancanza), la menzogna e la violenza vengono completamente riviste per assumere dei significati nuovi, inaspettatamente vivificanti.

Brutti e cattivi

Periferia di Roma. Un mendicante paraplegico soprannominato il Papero, con la complicità di sua moglie, una bellissima donna senza braccia detta la Ballerina, del suo accompagnatore, un tossico rastaman detto il Merda, e di un nano rapper il cui nome d’arte è Plissé, mette a segno una rapina nella banca dove il boss di un potente clan mafioso cinese nasconde i proventi delle sue attività illecite. Dopo il colpo però le cose si complicano terribilmente: ogni componente dell’improbabile banda sembra avere un piano tutto suo per il denaro trafugato, in una girandola di vendette, tradimenti, omicidi e arresti.

Non è un paese per giovani

Sandro ha poco più di vent’anni, è gentile, a volte insicuro e il suo sogno segreto è diventare uno scrittore. Luciano invece è coraggioso e brillante, ma con un misterioso lato oscuro. S’incontrano tra i tavoli di un ristorante dove lavorano entrambi come camerieri. Come tanti loro coetanei, Sandro e Luciano sentono che la loro vita in Italia non ha alcuna prospettiva. Si scelgono istintivamente e decidono, presi da un’euforica incoscienza, di cercare un futuro per loro a Cuba, la nuova frontiera della speranza dove tutto può ancora accadere. Il progetto è quello di aprire un ristorante italiano che offra ai clienti il wi-fi – ancora raro sull’isola- grazie alle nuove ma limitate concessioni governative. Con Nora, la strana ragazza che li aspetta all’Avana come un destino, scopriranno che esiste anche un modo glorioso di perdersi, che darà un senso profondo alla fatalità che li ha fatti incontrare. Attraverso scelte pericolose, violente, incontri necessari e addii pieni di silenzio, Non è un paese per giovani racconta la tenacia e la bellezza di una generazione che anche se privata di un luogo dove diventare grandi non si lascia spegnere.

Il ragazzo invisibile, seconda generazione

Difficile tornare alla vita normale dopo aver scoperto di essere “speciali”. Michele Silenzi ha sedici anni e come molti ragazzi della sua età vive un’adolescenza tutt’altro che serena: la ragazza dei suoi sogni ama un altro e il rapporto con gli adulti è sempre più difficile. Michele si ritrova sempre più solo, infelice e anche un po’ arrabbiato col mondo. Tutto questo finché nella sua vita non fanno irruzione la sua misteriosa gemella Natasha e la madre naturale, Yelena, due donne che stravolgeranno completamente la sua esistenza, chiamandolo a una nuova avventura alla quale non potrà sottrarsi.

Chiamami col tuo nome

Alessandro (Andrea Carpenzano) è un ventiduenne trasteverino ignorante e turbolento;  Giorgio (Giuliano Montaldo) un ottantacinquenne poeta dimenticato. I due vivono a pochi passi l’uno dall’altro, ma non si sono mai incontrati, finché Alessandro accetta malvolentieri un lavoro come accompagnatore di quell’elegante signore in passeggiate pomeridiane. Col passare dei giorni dalla mente un po’ smarrita dell’anziano poeta, e dai suoi versi, affiora progressivamente un ricordo del suo passato remoto: indizi di una vera e propria caccia al tesoro. Seguendoli, Alessandro si avventurerà insieme a Giorgio in un viaggio alla scoperta di quella ricchezza nascosta, e di quella celata nel suo stesso cuore.

Tutto quello che vuoi

Alessandro (Andrea Carpenzano) è un ventiduenne trasteverino ignorante e turbolento;  Giorgio (Giuliano Montaldo) un ottantacinquenne poeta dimenticato. I due vivono a pochi passi l’uno dall’altro, ma non si sono mai incontrati, finché Alessandro accetta malvolentieri un lavoro come accompagnatore di quell’elegante signore in passeggiate pomeridiane. Col passare dei giorni dalla mente un po’ smarrita dell’anziano poeta, e dai suoi versi, affiora progressivamente un ricordo del suo passato remoto: indizi di una vera e propria caccia al tesoro. Seguendoli, Alessandro si avventurerà insieme a Giorgio in un viaggio alla scoperta di quella ricchezza nascosta, e di quella celata nel suo stesso cuore.

Questione di Karma

Giacomo è l’ultimo erede di una dinastia di industriali ma, più che interessarsi all’azienda, preferisce occuparsi delle sue mille passioni. La sua vita è stata segnata dalla scomparsa del padre quando era molto piccolo, e questo l’ha portato a non crescere né a responsabilizzarsi. L’incontro con Ludovic Stern, un eccentrico esoterista francese, gli cambia la vita; lo studioso infatti afferma di aver individuato l’attuale reincarnazione del padre di Giacomo. Trattasi di tal Mario Fibonacci, un uomo tutt’altro che spirituale, interessato solo ai soldi e indebitato con mezza città. Questo incontro apparentemente assurdo cambierà la vita di entrambi.

Beata ignoranza

La commedia racconta le vicende i due nemici/amici, insegnanti di liceo, che si sfidano in una divertente commedia su una problematica attualissima: è giusta o no questa dipendenza dai social network? E’ vera comunicazione o solo condivisione di superficialità? Diverse le idee dei protagonisti del film: se Gassmann è assolutamente integrato nella modernità, Giallini è un uomo all’antica sostenitore dei “vecchi tempi”. Così, tra gag esilaranti e riflessioni profonde, i due professori arriveranno a scambiarsi le vite per sostenere la propria tesi.

Lasciati andare

È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia, un analista ebreo interpretato da Toni Servillo, c’è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna (Carla Signoris), che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera. Quel che si dice un’esistenza avara d’emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra. Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia (Veronica Echegui, già apprezzata nella serie internazionale “Fortitude”), una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un’innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.

Ovunque tu sarai

Francesco, Carlo, Loco e Giordano, amici da una vita, partono da Roma direzione Madrid per festeggiare l’addio al celibato di Francesco ma soprattutto per fare, come successo già altre volte, un viaggio insieme. In realtà il viaggio è anche un pretesto per andare a vedere la propria squadra del cuore in trasferta in Champions League. Nel loro percorso incrociano quello di Pilar, una splendida cantante spagnola che, inconsapevolmente, porta scompiglio all’interno di un gruppo affiatato favorendo, tra imprevisti, risate e situazioni rocambolesche, anche il venire a galla di diversità, insicurezze e parole mai dette. Al loro ritorno nulla sarà più come prima.

E se mi comprassi una sedia ?

La storia è quella di due produttori cinematografici, titolari della “Tavani Brass” che, visto il successo ottenuto da Zalone, propongono a uno sconosciuto cantante partenopeo, Chicco Resina, di realizzare un prodotto capace di intercettare la scia del successo del film campione d’incassi in Italia

A Ciambra

Pio, 14 anni, vive nella piccolo comunità Rom denominata A Ciambra in Calabria. Beve, fuma ed è uno dei pochi che siano in relazione con tutte le realtà presenti in zona: gli italiani, gli africani e i suoi consanguinei Rom. Pio segue e ammira il fratello maggiore Cosimo e da lui apprende gli elementi basilari del furto. Quando Cosimo e il padre vengono arrestati tocca a Pio il ruolo del capofamiglia precoce che deve provvedere al sostentamento della numerosa famiglia.

Noi eravamo

Italia, tra la fine della Grande Guerra nel 1918 fino al 1933. 15 anni nella vita del paese e di tre ragazzi. Guglielmo e Luciano, uniti e divisi da una guerra cui hanno scelto di partecipare da volontari, e dall’amore per Agnese, giovanissima luminosa presenza delle loro vite, anche lei volontaria nel corpo delle amatissime crocerossine. Un intreccio di destini personali in una grande storia, uniti dal personaggio chiave e narratore della vicenda: Fiorello La Guardia, figlio di emigrati italiani, arrivato dall’America assieme a un centinaio di connazionali per combattere sui mitici aerei Caproni. Nella sua voce carismatica, nel suo fascino che sa di vecchia Europa e Nuovo Mondo, tra radici incancellabili e aspirazione al futuro, sta questa storia, che intreccia sorprendentemente eccezionali materiali dell’archivio Luce, colorizzati in modo da farne immagini di grande cinema, con scene di finzione che ci restituiscono tutta l’epica di un grande film di guerra, pace, e sentimenti.

Veleno

In un piccolo centro del casertano, una umile famiglia di agricoltori vive il dramma di un territorio violato, contaminato dai veleni che criminali senza scrupoli hanno disseminato in buona parte di quella provincia. Cosimo, il capofamiglia, e sua moglie Rosaria ostinatamente rifiutano di lasciare che i loro terreni diventino una discarica destinata ai rifiuti tossici: le minacce e le ripercussioni da parte di alcuni esponenti della camorra, tra i quali il giovane avvocato Rino, non li piegano. I due coniugi non vogliono staccarsi dalle loro radici e dalla loro terra interamente dominata da un potere mafioso che corrompe e distrugge. Ezio, fratello di Cosimo, e sua moglie, invece, accettano, attratti da facili guadagni, di essere complici della devastazione dei loro territori. A complicare ulteriormente le cose è la grave malattia di Cosimo causata dal veleno che contamina l’acqua, i raccolti, il bestiame. Il calvario del protagonista diventa la sintesi delle piccole e grandi contraddizioni di una terra di fatto abbandonata a se stessa, dove lo Stato sembra aver definitivamente abdicato alle sue funzioni, dove l’unico potere riconoscibile e riconosciuto è rimasto solo quello criminale.

Una famiglia

Vincent è nato cinquant’anni fa vicino a Parigi, ma ha tagliato ogni legame con le sue radici. Maria, più giovane di quindici anni, è cresciuta a Ostia, ma non vede più la sua famiglia. Insieme formano una coppia che non sembra aver bisogno di nessuno e conducono un’esistenza appartata nella Roma indolente e distratta dei giorni nostri, culla ideale per chi vuole vivere lontano da sguardi indiscreti. In più, Vincent e Maria sono bravi a mimetizzarsi: quando prendono il metrò, si siedono vicini, teneramente abbracciati. A volte cenano al ristorante, più interessati a guardarsi negli occhi che al cibo nei loro piatti. Quando tornano a casa, fanno l’amore con la passione degli inizi, in un appartamento di periferia che lei ha arredato con cura. Eppure, a uno sguardo più attento, quella quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù di un amore senza condizioni. Un progetto che prevede di aiutare coppie che non possono avere figli. Arrivata a quella che il suo istinto le dice essere l’ultima gravidanza, Maria decide che è giunto il momento di formare una vera famiglia. La scelta si porta dietro una conseguenza inevitabile: la ribellione a Vincent, l’uomo della sua vita.

Gatta Cenerentola

Cenerentola è cresciuta all’interno della Megaride, un’enorme nave ferma nel porto di Napoli da più di 15 anni. Suo padre, ricco armatore della nave e scienziato, è morto portando con sé nella tomba i segreti tecnologici della nave e il sogno di una rinascita del porto. La piccola vive da allora all’ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie. La città versa ora nel degrado e affida le sue residue speranze a Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, un ambizioso trafficante di droga che, d’accordo con la matrigna, sfrutta l’eredità dell’ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio. La nave, infestata dai fantasmi-ologrammi di una tecnologia e di una storia dimenticate, sarà il teatro dell’intera vicenda e metterà in scena lo scontro epocale tra la miseria delle ambizioni del presente e la nobiltà degli ideali del passato. Il futuro della piccola Cenerentola e della povera città di Napoli sono legati ad uno stesso, sottilissimo, filo.

Chi m’ha visto

“Chi m’ha visto”, che si ispira con assoluta modestia al gusto della commedia all’italiana degli anni ’60 dei Maestri Mario Monicelli, Dino Risi e Luigi Comencini, racconta la storia rocambolesca, comica e grottesca di Martino Piccione, un bravissimo chitarrista che collabora con i più grandi divi della musica leggera italiana, solo che nessuno se n’è accorto, perché lui è quello che sul palco sta dietro e i riflettori sono tutti puntati sul cantante famoso. D’altra parte il mondo dello spettacolo è così: non conta quanto vali, conta quanto appari. E tutte le volte che Martino ritorna a casa nel suo paesino in Puglia, deve subire le ironie dei suoi concittadini che lo sfottono per la sua ossessione di diventare un musicista famoso. E allora, con l’aiuto del suo migliore amico Peppino, un “cowboy di paese” con pochi grilli per la testa, decide di mettere in atto un piano strampalato pur di attirare l’attenzione su di sé, e organizza la propria sparizione. ?Ma questo gesto estremo porterà a conseguenze davvero inaspettate… Ambientata nella Puglia dei nostri giorni ed ispirata ad una storia vera, la pellicola riflette all’interno di un contesto allegro e spensierato l’ amara realtà in cui viviamo: spesso in nome di una esagerata ed effimera apparenza, dimentichiamo la sostanza delle cose.

La ragazza nella nebbia

Un piccolo paese di montagna, Avechot. Una notte di nebbia, uno strano incidente. L’uomo alla guida viaggiava da solo. È incolume. Allora perché i suoi abiti sono sporchi di sangue? L’uomo si chiama Vogel e fino a poco prima era un poliziotto famoso.  E non dovrebbe essere lì. Un mite e paziente psichiatra cerca di fargli raccontare l’accaduto, ma sa di non avere molto tempo. Bisogna cominciare da alcuni mesi addietro. Quando, due giorni prima di Natale, proprio fra quelle montagne è scomparsa una ragazzina di sedici anni: Anna Lou aveva capelli rossi e lentiggini. Però il nulla che l’ha ingoiata per sempre nasconde un mistero più grande di lei. Un groviglio di segreti che viene dal passato, perché ad Avechot nulla è ciò che sembra e nessuno dice tutta la verità. Questa non è una scomparsa come le altre, in questa storia ogni inganno ne nasconde un altro più perverso. E forse Vogel ha finalmente trovato la soluzione del malvagio disegno: lui conosce il nome dell’ombra che si nasconde dentro la nebbia, perché “il peccato più sciocco del diavolo è la vanità”… Ma forse ormai è troppo tardi per Anna Lou. E anche per lui.

Agadah

Siamo nel 1815, il conte Potoski sta lavorando al suo romanzo nell’elegante dimora in cui vive. Maggio 1734, Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo, ha ricevuto l’ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante Lopez, suo fedele servitore, cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano delle Murgie, perché infestato da spettri e demoni inquietanti, si mette ugualmente in cammino. In un intreccio fantastico, tra sogno e realtà, che ricorda il Decamerone e le Mille e una Notte, Alfonso compirà un percorso iniziatico, durante dieci lunghe giornate, tra allucinazioni e magia in caverne misteriose, locande malfamate, amori scabrosi e apparizioni diaboliche. Ambientato all’indomani della Battaglia di Bitonto, che portò il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Borbone, il film, in un crescendo epico e maestoso, intreccia, tra sogno e realtà, il destino di due uomini uniti in modo indissolubile attraverso storie tra loro concatenate in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi. Alfonso non avrà mai certezza se la sua esperienza sia stata reale o solo frutto dell’immaginazione…

Caccia al tesoro

Domenico Greco (Vincenzo Salemme) è un attore teatrale di “insuccesso”. Naviga nei debiti e vive a sbafo in casa della cognata Rosetta, vedova di suo fratello. Rosetta (Serena Rossi) ha un figlio di nove anni, malato di cuore. L’unico modo per salvarlo da una morte sicura sarebbe operarlo in America. Ma l’operazione costa 160 mila euro. E né Rosetta, né lo zio Domenico li hanno. Disperati, i due vanno a pregare sotto la statua di San Gennaro. Chiedono un miracolo. Trovare i soldi dell’operazione. E San Gennaro risponde…dando loro via libera per “prendersi” uno dei gioielli della sua Mitra custodita insieme al famoso Tesoro nella cripta della chiesa. In realtà, a dare voce a San Gennaro è il posteggiatore del parcheggio fuori la chiesa che dà via libera agli automobilisti. Le sue parole rimbombano nella navata attraverso una finestra aperta della cupola. E Domenico e Rosetta, sentendole arrivare dall’alto, le scambiano per quelle del Santo Gennaro. Insieme a loro, in chiesa, c’è anche Ferdinando (Carlo Buccirosso), venuto a chiedere una grazia. Ha ascoltato tutto e obbliga Domenico e Rosetta a prenderlo come loro socio nell’operazione Tesoro di San Gennaro. Già, perché per impossessarsi del gioiello toccherà rubare, un vero e proprio colpo. Ma con la benedizione del Santo. La sera in cui i nostri si introducono nella cripta per rubare la Mitra, il tesoro non c’è più! I nostri si disperano. E si disperano anche due altri ladri romani, Cesare (Max Tortora) e Claudia (Christiane Filangieri), che avevano tentato il colpo la stessa sera bucando una parete. Pensano che altri ladri li abbiano preceduti. Ma non è così. Il Tesoro è stato spostato a Torino per una mostra espositiva… Da qui parte la “Caccia al Tesoro” di San Gennaro. La banda ora è formata da quattro persone, alle quali si aggiunge il figlio di Ferdinando (Gennarino Guazzo), un simpatico ragazzino di undici anni. Da Napoli, a Torino, fino a Cannes in Costa Azzurra, la caccia si snoda con colpi di scena, azione, peripezie come in un vero film sui “colpi”. Ma qui la cifra è comica. E anche umana. Come nella tradizione della commedia all’italiana. Entrano in scena poliziotti, rapinatori professionisti, camorristi e mercanti d’arte, in una girandola di situazioni esilaranti.

Gli sdraiati

Giorgio (Claudio Bisio) è un giornalista di successo, amato dal pubblico e stimato dai colleghi. Insieme alla ex moglie Livia (Sandra Ceccarelli) si occupa per metà del tempo del figlio Tito, un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre.

I due parlano lingue diverse ma ciò nonostante Giorgio fa di tutto per comunicare con il figlio. Quando nella vita di Tito irrompe Alice, la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l’amore e stravolge la routine con gli amici, finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare. Ma l’entusiasmo non durerà a lungo perché il passato di Alice è in qualche modo legato a quello di Giorgio…

Giorgio e Tito sono padre e figlio. Due mondi opposti in continuo scontro.

Il figlio sospeso

Lauro, il protagonista della storia, perde il padre Anturio all’età di soli due anni. La madre, Giacinta, fa in modo che il ricordo già sbiadito del padre sia cancellato del tutto dalla memoria del figlio, privandolo di racconti e fotografie riguardanti Anturio. Il giovane Lauro cresce con un’immagine paterna modellata sulle sue esigenze e, pertanto, falsata nella sua oggettiva affettività. Un evento sconvolge il normale decorso della sua quotidianità fatta di paure e incertezze: trova per caso un indizio che lo spinge a credere che il padre avesse avuto, in Sicilia, una relazione dalla quale è nato un figlio. La sete di verità lo spinge sulle strade di un “viaggio” alla ricerca di un fratello, ma ciò che scoprirà lo riguarderà intimamente e personalmente: Lauro è stato concepito con la modalità dell’utero in affitto. Poco alla volta la verità si fa spazio ed emerge nella sua drammaticità, ma anche nella sua forza liberatrice.

Smetto quando voglio Ad honorem

Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. Sto pazzo si è messo a sintetizzare del gas nervino”. Inizia così il capitolo finale della saga di Smetto Quando Voglio. Pietro Zinni (Edoardo Leo) è in carcere e con lui tutta la banda. Ma non possono rimanerci a lungo perché in giro c’è Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) che è pronto a fare una strage e solo le migliori menti in circolazione possono fermarlo. Ma chi è Walter Mercurio? Cosa nasconde? Qual è il suo piano? La Banda si riunisce per l’ultima volta per affrontare il cattivo più cattivo di sempre. Ma non possono farcela da soli, stavolta avranno bisogno dell’aiuto del nemico storico, Murena (Neri Marcorè). Con lui dovranno evadere da Rebibbia per anticipare le mosse di Mercurio, cercando di capire come neutralizzare l’attacco che sta mettendo in piedi, un evento a cui parteciperanno centinaia di persone.

Riccardo va all’inferno

Riccardo Mancini (Massimo Ranieri) esce dall’ospedale psichiatrico giudiziario dove ha trascorso lunghi anni per un delitto avvolto nel mistero, ben deciso a vendicarsi e conquistare il Potere all’interno della sua famiglia malavitosa. Riccardo non ha scrupoli nello sbarazzarsi dei suoi fratelli ma non ha fatto i conti con la vera anima nera della famiglia: la potente Regina Madre (Sonia Bergamasco). Un musical nero e psichedelico che attraversa Shakespeare, ambientato in una Roma mai vista, spettrale e pop.

Come un gatto in tangenziale

Giovanni, intellettuale impegnato e profeta dell’integrazione sociale vive nel centro di Roma. Monica, ex cassiera, con l’integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. Non si sarebbero mai incontrati se i loro figli non avessero deciso di fidanzarsi. Sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. I due cominciano a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro. Giovanni, abituato ai film nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella scicchissima Capalbio. Ma all’improvviso qualcosa tra loro cambia..

Il premio

Giovanni Passamonte (Gigi Proietti) ha avuto una vita esagerata: molte mogli e molti figli, ha scritto numerosi best seller di successo internazionale, e, nel frattempo, è diventato un uomo cinico ed egocentrico. Quando gli comunicano che ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, per paura di volare, decide di partire in auto verso Stoccolma per andare a ritirare il premio insieme a Rinaldo (Rocco Papaleo), suo assistente da sempre. Al lungo viaggio in auto partecipano anche i due figli di Giovanni Passamonte, Oreste (Alessandro Gassmann), personal trainer, e Lucrezia (Anna Foglietta), blogger di successo. La strada da Roma a Stoccolma si trasformerà in un percorso denso di imprevisti in cui il gruppo incontrerà curiosi personaggi, ma si rivelerà per tutti un’occasione unica per affrontare dinamiche familiari insospettabili e conoscersi veramente.

Poveri ma ricchissimi

A Natale 2017 torna la famiglia Tucci, sempre più ricca e sempre più cafona ma con una passione nuova: la politica. Ai Tucci l’ostentazione del lusso non basta più, hanno capito che la vera svolta è il potere. E così decidono di indire un referendum che permetta al loro paesino di uscire dall’Italia, dichiararsi Principato indipendente e proporre così nuove leggi. Una vera e propria “Brexit Ciociara”, un Principato a conduzione familiare con a capo un uomo dalla pettinatura improbabile, un solido conto in banca, ma soprattutto molto cafone: Danilo Tucci, l’unico leader al mondo che fa più gaffes di Donald Trump.

AVENGERS INFINITY WAR

Gli Avengers e i loro alleati dovranno essere pronti a sacrificare tutto nel tentativo di sconfiggere il potente Thanos prima che il suo impeto di devastazione e rovina porti alla fine dell’universo.

Gotham city sirens

Il team di Suicide Squad, formato da Margot Robbie e dal regista David Ayer, si riunirà per Gotham City Sirens, spin-off del film incentrato su Harley Quinn, personaggio preferito dai fan del film. È dunque ufficiale: la DC/Warner scommette sulla cattivissiva e sexy ragazza del Joker che tanto aveva appassionato gli spettatori.

Tonya

Vincitore del Premio Oscar e del Golden Globe per la migliore attrice non protagonista. L’appassionante storia vera della pattinatrice Tonya Harding (Margot Robbie). Conosciuta per il suo temperamento focoso, Tonya fu protagonista di una carriera eccezionale e di uno dei più grandi scandali dello sport mondiale.

Suspiria

Germania anni ‘70. Una ballerina americana si iscrive alla Tanz Akademie per seguire i suoi prestigiosi corsi di danza, ma, quando inizieranno a scomparire alcune ragazze, scoprirà che l’istituto, fondato da una potente e malvagia strega, la Mater Suspiriorum, è una copertura per lo studio delle scienze occulte.

In Concorso alla 75° Mostra del Cinema di Venezia.

Made in Italy

Riko ha 50 anni, è nato e cresciuto in una cittadina emiliana: è operaio nel salumificio dove lavorava suo padre, e ha sposato, molto giovane, Sara, una parrucchiera. È un uomo onesto, vive di un lavoro che non ha scelto, nella casa di famiglia che riesce a mantenere a stento, ma anche se fa una vita preimpostata, seguendo i dettami della società, può contare su un gruppo di amici veri e su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre. Suo figlio è il primo della famiglia ad andare all’università. È però anche un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze. Quando perde le poche certezze con cui era riuscito a tirare avanti, la bolla in cui vive si rompe e Riko capisce che deve prendere in mano il suo presente e ricominciare, in un modo o nell’altro. E non darla vinta al tempo che corre.

Sono tornato

Roma. Giorni nostri. Dopo 80 anni dalla sua scomparsa Benito Mussolini è di nuovo tra noi. La guerra è finita, la sua Claretta non c’è più e tutto sembra cambiato. All’apparenza. Il suo ritorno viene casualmente filmato da Andrea Canaletti, un giovane documentarista con grandi aspirazioni ma pochi, pochissimi successi. Credendolo un comico, Canaletti decide di renderlo protagonista di un documentario che finalmente lo consacrerà al mondo del cinema. I due iniziano così una surreale convivenza, che tra viaggi per l’Italia, ospitate tv e curiosi momenti di confronto con gli italiani di oggi, porta il Duce a farsi conoscere e riconoscere sempre di più, al punto tale da diventare il protagonista di un show in tv e di mettersi in testa di poter riconquistare il paese… Una commedia politicamente scorretta che pone un’inquietante domanda: e se lui tornasse davvero?

Il vegetale

Con la sua nuova commedia, Gennaro Nunziante porta sul grande schermo l’esilarante storia di Fabio, giovane neolaureato che non riesce a trovare un lavoro, alle prese con un padre ingombrante e una sorellina capricciosa e viziata. Entrambi lo considerano un “vegetale”. Un evento inatteso cambierà improvvisamente i ruoli. Fra situazioni comiche e trovate paradossali, il protagonista dovrà reinventare la sua vita.

Puoi baciare lo sposo

Antonio (Cristiano Caccamo) ha finalmente trovato l’amore della sua vita, Paolo (Salvatore Esposito), con il quale convive felicemente a Berlino. Nell’entusiasmo di una tenera dichiarazione d’amore, Antonio chiede a Paolo di sposarlo ma ora viene il momento di affrontare le due famiglie. Decidono quindi di partire insieme per l’Italia, destinazione Civita di Bagnoregio, dove vivono i genitori di Antonio: la madre Anna (Monica Guerritore) e il padre Roberto (Diego Abatantuono), Sindaco progressista del paese che ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione i punti di forza della sua politica. Ai due innamorati si uniscono, per un viaggio pieno di rivelazioni e sorprese, la loro bizzarra amica Benedetta (Diana Del Bufalo) e il nuovo coinquilino Donato (Dino Abbrescia). Anna accetta subito l’intenzione del figlio di unirsi civilmente a Paolo a patto che vengano rispettate tutte le tradizioni e alcune condizioni: alle nozze dovrà partecipare la futura suocera, bisognerà invitare tutto il paese, dell’organizzazione se ne dovrà occupare Enzo Miccio, wedding planner per eccellenza e i ragazzi dovranno essere uniti in matrimonio dal marito, con tanto di fascia tricolore. La madre di Paolo, Vincenza (Rosaria D’Urso), parteciperà alle nozze? Ma soprattutto, Roberto sosterrà la scelta di suo figlio?

A casa tutti bene

A Casa Tutti Bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

Edhel

Edhel è una bambina nata con una malformazione del padiglione auricolare che fa apparire le sue orecchie “a punta”. Affronta il disagio chiudendosi in se stessa e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia strettamente necessario. La scuola e i compagni, per lei, sono un incubo. L’unico posto in cui si sente felice è il maneggio in cui Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara. Edhel vive con la madre Ginevra. Il rapporto tra le due è difficile e conflittuale. Ginevra preme perché la figlia si operi, correggendo quel difetto che la separa da una “normalità” convenzionale. Lo desidera per il bene della figlia, affinché possa essere felice come le sue coetanee. L’incontro con Silvano, il bizzarro bidello che inizia Edhel al mondo del fantasy, convince la ragazza della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa.

Figlia mia

Figlia Mia  racconta la storia di Vittoria (Sara Casu) che nell’estate dei suoi 10 anni scopre di avere due madri: Tina (Valeria Golino), madre amorevole che vive in rapporto simbiotico con la piccola e Angelica (Alba Rohrwacher), una donna fragile e istintiva, dalla vita scombinata. Rotto il patto segreto che le lega sin dalla sua nascita, le due donne si contendono drammaticamente l’amore di una figlia.  La bambina vivrà un’estate di domande, di paure, di scoperte, ma anche di avventure e di traguardi, un’estate dopo la quale nulla sarà più come prima.  In Concorso alla 68° Berlinale.

Caravaggio l’anima e il sangue

L’uomo e artista Caravaggio viene raccontato attraverso un’indagine investigativa effettuata attraverso documenti originali preziosissimi, tra cui quelli custoditi all’Archivio di Stato di Roma: verbali, processi denunce, mostrati per la prima volta sul grande schermo. La narrazione si sviluppa su due livelli: quello della digressione artistica, con il racconto dei luoghi e delle opere dell’artista, affidata alla consulenza scientifica e agli interventi del Prof. Claudio Strinati, storico dell’arte ed esperto di Caravaggio, e con la partecipazione della Prof.ssa Mina Gregori (Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi) e della Dott.ssa Rossella Vodret (curatrice della mostra ‘Dentro Caravaggio’ a Palazzo Reale di Milano). Mentre l’uomo Caravaggio viene esplorato attraverso scene “fotografiche”, evocative e simboliche, che diventano metafore della condizione esistenziale dell’artista, consentendo di entrare in contatto con la sua mente, i suoi impulsi irrefrenabili, il suo vissuto interiore.

Sconnessi

Ettore (Fabrizio Bentivoglio), noto scrittore, guru dell’analogico e nemico pubblico di internet, in occasione del suo compleanno porta tutta la famiglia nel suo chalet in montagna, e cerca di creare finalmente un legame tra i suoi due figli, Claudio (Eugenio Franceschini), giocatore di poker on line, e Giulio (Lorenzo Zurzolo), liceale nerd e introverso, con la sua seconda moglie, la bella, giovane e un po’ naif Margherita (Carolina Crescentini), incinta al settimo mese. Al gruppo si uniscono anche Achille (Ricky Memphis), fratellastro di Margherita appena cacciato di casa dalla moglie, e Tea (Giulia Elettra Gorietti), giovane fidanzata di Claudio e devota fan di Ettore. Arrivati allo chalet, trovano Olga (Antonia Liskova), l’affidabilissima tata ucraina, con la figlia Stella (Benedetta Porcaroli), adolescente dipendente dai social network. A sorpresa arriva anche Palmiro (Stefano Fresi), il fratello bipolare di Margherita e Achille, fuggito dalla casa di riposo. Quando il gruppo rimane improvvisamente senza connessione internet, tutti entrano nel panico…e le conseguenze saranno rocambolesche. I segreti e le convinzioni dei protagonisti verranno presto ribaltate, la “sconnessione” li metterà di fronte a tutte le loro insicurezze e dovranno resettare e ripartire.

Anche senza di te

Myriam Catania è Sara Cordelli, una giovane insegnante precaria, stanca di soprusi e di instabilità, in attesa di una cattedra. Bella, ironica, piena di charme, Sara è anche una donna fragile, tanto da non poter stare da sola nemmeno per poche ore perchè soffre di autofobia, ovvero di un disturbo collegato alla preoccupazione di non essere amati e al timore di essere abbandonati. A rendere le cose più complicate, Nicola Torricella (Nicolas Vaporidis), professore nella scuola in cui lavora, che tra una lezione e l’altra, non perde occasione per provocarla. Da anni Sara è fidanzata con Andrea (Matteo Branciamore), un medico talentuoso e ambizioso, la cui carriera è ostacolata dalle lobby di potere. Avvenimento decisivo della storia è un grave incidente automobilistico nel quale viene coinvolto il primario dell’ospedale, evento che spinge Andrea a prendere la decisione di accettare un’offerta di lavoro ricevuta dagli Stati Uniti. Andrea parte per Boston e Sara vede materializzarsi quell’abbandono che aveva sempre temuto e che forse, con la propria ansia quotidiana, ha contribuito a determinare. Poi c’è Rocco (Alessio Sakara) attore porno in crisi, che si rivela un amico sincero e pronto a dare conforto a Sara senza pretendere nulla in cambio nel levarla dai guai al momento opportuno. Una girandola di accadimenti porterà i protagonisti a confrontarsi sulla vita e sull’amore, fino a quando Sara capirà quali sono veramente le persone delle quali è bello circondarsi.

Metti la nonna in freezer

Il più incorruttibile e maldestro dei finanzieri, Simone Recchia (Fabio De Luigi), si innamora perdutamente di Claudia (Miriam Leone), una giovane restauratrice che vive grazie alla pensione della nonna (Barbara Bouchet). Quando la nonna improvvisamente muore, per evitare la bancarotta, Claudia, con la complicità delle sue amiche (Lucia Ocone e Marina Rocco), pianifica una truffa per continuare ad incassare la pensione… Travestimenti, equivoci ed ingegnose bugie sono gli ingredienti per questa nuova ed irriverente commedia sulla difficoltà di sbarcare il lunario ai tempi della crisi.

Contromano

Mario Cavallaro si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, Milano. Ha appena compiuto cinquant’anni. Mario ama l’ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto. La sua vita si divide tra il suo negozio di calze ereditato dal padre e un orto, unica passione conosciuta, messo in piedi sul terrazzo della sua abitazione. Ogni cambiamento gli fa paura, figuriamoci se il suo vecchio bar viene venduto ad un egiziano e se davanti alla sua bottega arriva Oba, baldo senegalese venditore di calzini. Quel che è troppo è troppo e per Mario la soluzione è semplice e folle allo stesso tempo: “rimettere le cose a posto”. Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. In fondo, pensa, se tutti lo facessero il problema immigrazione sarebbe risolto, basta impostare il navigatore. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Anche perché Oba acconsentirà alla sua “deportazione” a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida. Saranno guai seri o l’inizio di una nuova imprevista armonia?

Sotto il segno della vittoria

Romolo Abis ha vissuto una vita fatta di violenza, soprusi e oppressione. E’ un giovane disabile, con una sensibilità unica, un’intelligenza fuori dal comune ed una forte determinazione. La madre muore quando ha 10 anni, il padre lo fa vivere in una baracca, gli toglie la pensione, lo costringe a zappare, estirpando la sua dignità. Ma Romolo, seppur provato, non si rassegna. Per sfogarsi corre a più non posso per i campi. Un altro rifugio è a casa della sua professoressa una donna profondamente dedita all’insegnamento, dove apprende tutto ciò che gli è ingiustamente negato. Finalmente, un giorno, Romolo viene liberato dal suo aguzzino: il padre va in carcere e lui viene affidato ad una vera famiglia. Romolo comincia ad annusare la bellezza di essere sé stesso, se pur diverso dagli altri, ma libero. Frequenta l’università, viene amato profondamente dai genitori adottivi, continua a correre entrando in una squadra di fantastici disabili grazie ad un ex atleta, che diventa il suo allenatore. Abis si lascia travolgere dalla profonda amicizia del gruppo di corridori e tifosi, suoi grandi sostenitori e motivatori. Presto l’allenatore di Romolo, un giovane di grande sensibilità, riconosce in lui la stoffa del vero campione, i suoi tempi sono continui record che terrorizzano il mondo dell’agonismo, creando la quasi certezza che un disabile possa competere e vincere su tutti gli altri normodotati. Adesso un’altra insidia vuole minare il passo veloce di Romolo: il manager del campione concorrente alle qualificazioni olimpiche, un uomo devoto solo alla competizione, è disposto a qualsiasi cosa pur di mettere fuori gioco Abis …ma ancora non tutto è perduto. La corsa di Romolo è appena cominciata e porterà lo spettatore in un avvincente viaggio verso la vittoria su qualsiasi pregiudizio.

Una festa esagerata

Napoli. A casa Parascandolo fervono i preparativi per una magnifica festa sulla splendida terrazza dove il capofamiglia, l’ingenuo Gennaro, geometra e piccolo imprenditore edile, vive con Teresa, famelica moglie dalla feroce ambizione di salire sempre più in alto nella scala sociale. Per il diciottesimo compleanno della figlia Mirea, Teresa ha deciso di fare le cose in grande e non ha badato a spese, dal catering agli arredi, ha persino scritturato un cameriere indiano relegando in cucina la vecchia domestica non ritenuta abbastanza esotica per una festa così importante! Gennaro, pur di accontentare le donne della sua vita e con l’aiuto di Lello, l’invadente aiutante del portiere, continua ad assecondare ogni loro capriccio e a spendere una fortuna per una festa che lui stesso definisce “esagerata”. Tutto sembra perfetto, gli invitati iniziano ad arrivare, ma un’inaspettata notizia giunge dal piano di sotto, da casa Scamardella, dove abitano un padre molto anziano e la figlia zitella: la sfortuna ha deciso che il signor Scamardella doveva morire proprio il giorno della festa. Cosa fare? Come si fa una festa con un morto sotto casa?

Era giovane e aveva gli occhi chiari

X, oltre trent’anni ed un lavoro rocambolesco, come pochi nell’Italia d’oggi, è l’icona che potrebbe rappresentare ognuno di noi. Tutto quello che pensa è radicalizzabile in un’unica domanda. “La verità è davvero nel mezzo?” Ciò che si chiede X è un po’ tutto quello che ci chiediamo noi ogni giorno, circondati da persone che vivono agli estremi dell’esistenza e che sembrano più felici di noi, rinchiusi in regole sociali che reprimono i nostri istinti più primordiali. Una notte di inverno, una delle tante in cui X è succube dell’insonnia, l’urlo prolungato di una donna per strada lo desta. Si tratta di Alessandra, tratti mediterranei e una spiccata tendenza alla fatalità, che rendono la sua giovinezza ancora più affascinante. Un incontro fugace, al quale sembrerebbe non ce ne possano essere altri ed invece il giorno seguente X è di nuovo sotto casa ad attendere che la bella Alessandra si presenti ad un loro nuovo casuale incontro. La ragazza non gli dà buca, ma forse fa peggio, chiedendogli di spostare il loro incontro altrove, in prossimità di un numero civico che X conosce poco. E’ fuori la villetta dei Marzi, famiglia ebrea di Portici, che la giovane donna smaschererà la sua natura. Alessandra infatti, è in realtà un’abile scassinatrice, che entra abusivamente nelle case delle persone, senza però rubare nulla, ma ricercando ossessivamente un tesoro ingiustamente privatole nel tempo. Per X ormai coinvolto dalla missione di Alessandra, sarà solo l’inizio di una serie di straordinari e bizzarri eventi, con protagonisti giovani donne ebree, filosofi marziani forse immaginari, produttori cinematografici “a ribasso”, sogni lucidi, ninfomani, morti apparenti, partite di tennis con campioni ultrasettantenni, odori che rievocano vecchi ricordi, donne anziane con il grilletto facile ed il ricordo di un amore non sepolto del tutto. Il tutto trovandosi nel giro di nove mesi di vita, a scegliere la strada giusta da intraprendere per una vita che valga la pena di essere vissuta. Sempre cercando di rispondere se sia esatto conquistare gli estremi o giustificarsi nella medias?

Io c’è

Massimo Alberti (Edoardo Leo) è il proprietario di “Miracolo Italiano”, un bed and breakfast ormai sull’orlo del fallimento. Massimo riceve però l’illuminazione che gli permetterà di salvare la propria attività: fondare lo “Ionismo” una nuova religione che mette al centro dell’universo l’Io. Ad aiutare Massimo in questo progetto, ci saranno la sorella Adriana (Margherita Buy), commercialista, e Marco (Giuseppe Battiston), scrittore senza lettori e ideologo del nuovo credo.

Bob & Marys criminali a domicilio

Roberto (Rocco Papaleo) e Marisa (Laura Morante) sono una coppia che conduce una vita priva di sussulti: istruttore di scuola guida lui e operatrice volontaria lei, vivono in un equilibrio di grigia abitudine. Fino a quando una notte, dei criminali spietati si introducono in casa loro e la riempiono di pacchi dal contenuto misterioso, ma sicuramente illegale. “Accùppatura”, è questo il nome della pratica criminale che costringe la coppia a custodire in casa merce illecita, senza possibilità alcuna di denunciare e, soprattutto, col serio rischio di passare un guaio con la legge. Pian piano, sotto scacco dei malviventi e con gli sguardi indiscreti del vicinato da eludere, Roberto e Marisa, invece di soccombere, ritrovano l’energia ribelle e fantasiosa di quando erano ragazzi e la voglia di reagire al sopruso a tempo di Rock & Roll…

Lovers

Costruito simmetricamente, Lovers sviluppa quattro storie con gli stessi attori in ruoli diversi che si dipanano a Bologna tra tradimenti, feroci vendette, colpi di scena e una riflessione sull’importanza della cultura. Federico (Luca Nucera), geloso dell’amico Andrea (Primo Reggiani), scatena una guerra basata su colpi bassi e tradimenti accompagnati da Giulia (Margherita Mannino), Dafne (Antonietta Bello) e da una splendida interpretazione di Ivano Marescotti.

Quanto basta

Arturo è uno chef talentuoso che, finito dentro per rissa, deve scontare la pena ai servizi sociali tenendo un corso di cucina nel centro per ragazzi autistici diretto da Anna. Guido ha la sindrome di Asperger e una grande passione per la cucina. L’improbabile amicizia tra i due aiuterà Arturo a cambiare vita.

Io sono tempesta

Marco Giallini è Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico.L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro. Alla fine bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

Freaks Out

Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in guerra.

Il tuttofare

Questa è la storia di Antonio Bonocore (Gugliemo Poggi), praticante in legge che sogna un contratto nel prestigioso studio del suo mentore, il principe del foro Salvatore “Toti” Bellastella (Sergio Castellitto): professore di diritto penale, fine giurista, amante del mondo classico tanto che potrebbe sostenere una conversazione in latino e in greco antico, Bellastella è il non plus ultra tra gli avvocati italiani.
Per lui Antonio fa tutto: assistente, portaborse, autista e perfino cuoco personale, per il momento a fronte soltanto di un miserrimo rimborso spese. Il fatto è che lo studio è di proprietà di Titti (Elena Sofia Ricci), la moglie di Bellastella, e Titti è un po’ tirata in fatto di soldi e con il marito si è divisa i compiti: lui si occupa della parte legale, mentre lei sta alla cassa e gestisce un patrimonio di milioni di euro, tra ville a Capri, chalet a Cortina e immobili a Londra e New York.
Quando Antonio supera brillantemente l’esame di stato, sembra dischiudersi davanti a lui il promettente futuro tanto agognato: diventare socio dello studio con un compenso che supera ogni immaginazione, diecimila euro al mese. Eppure c’è ancora un piccolo favore personale da elargire al grande principe del foro: Antonio dovrà sposare Isabel (Maria Clara Alonso) l’amante argentina di Toti per assicurarle la cittadinanza italiana…Perché esitare? In fondo, come lo rassicura Bellastella, si tratta solo di una firmetta in Comune…e così il ragazzo accetta: niente di più sbagliato! Ora è davvero in un mare di guai…

Il mio nome è Thomas

Una storia on the road, tra la Spagna e l’Italia in cui Thomas, in sella alla sua motocicletta affronta un viaggio solitario verso il deserto. Durante i preparativi però incontra la giovane Lucia che sconvolgerà tutti i suoi piani. Thomas, a causa di Lucia, si ritrova in una situazione rocambolesca e per proteggere la ragazza, deve affrontare e mettere al loro posto due delinquenti. Quando finalmente riesce a raggiungere il traghetto diretto a Barcellona, Lucia, con una scusa, si imbarca insieme a lui. Dopo qualche giorno, finalmente di nuovo solo, viaggia con la sua Harley Davidson verso il deserto. Qui trova un posto ideale: un altopiano circondato da montagne che si affaccia su un grande canyon dove decide di sostare. Si stabilisce in un piccolo paese abbandonato in stile far west per vivere a contatto con la natura.  Presto però Lucia decide di raggiungerlo e stravolgere ancora una volta la sua quiete. È proprio nel deserto di Almeria che i due iniziano davvero a conoscersi, stringono un’amicizia sincera e, malgrado le molte differenze, saranno preziosi l’uno per l’altra. Atmosfere western, polvere, deserto fanno da sfondo a un emozionante viaggio on the road che celebra la vita e l’amicizia e dove non potevano mancare omaggi alle epiche risse (…e alle famose “padellate”) dei film del passato.

Arrivano i Prof

Mentre (quasi) tutti festeggiano le promozioni all’esame di maturità, al liceo Alessandro Manzoni c’è grande preoccupazione: solo il 12% degli studenti è riuscito a conseguire il diploma. Il Manzoni ha un primato assoluto: è il peggior liceo d’Italia. Non sapendo più che soluzioni adottare, il Preside accoglie la proposta del Provveditore e decide di fare un ultimo, estremo, rischioso tentativo: reclutare i peggiori insegnanti in circolazione selezionati dall’algoritmo ministeriale nella speranza che dove hanno fallito i migliori, possano riuscire i peggiori. Obiettivo: avere almeno il 50% di promossi. Così l’Alessandro Manzoni rinnova il corpo insegnanti con sette professori veramente speciali, ciascuno dei quali segue un proprio progetto didattico rivoluzionario e un proprio personalissimo metodo di insegnamento. Con risultati disastrosi. Eppure…i ragazzi del Manzoni cominciano a capire che sta accadendo qualcosa di grande e che a quello sgangherato e sconclusionato corpo docente importa davvero di loro, al di là dei programmi scolastici e delle note sul registro.

Nato a Casal di Principe

Amedeo Letizia è un ragazzo di vent’anni che sul finire degli anni ’80 si è trasferito a Roma da Casal di Principe per inseguire la carriera di attore. Sta appena iniziando a muovere i primi passi, tra un fotoromanzo e un ruolo sul piccolo schermo in una delle fiction più famose di quegli anni “I RAGAZZI DEL MURETTO”, quando il fratello minore, Paolo, viene rapito da alcuni uomini incappucciati che ne fanno perdere le tracce. Amedeo torna nel suo paese d’origine, sin da subito questo viaggio si rivela una discesa agli inferi del suo passato e nelle contraddizioni della sua terra. Poiché l’inchiesta condotta dai carabinieri si dimostra inefficace, si decide a intraprendere una sua personale ricerca, lo fa armato di un fucile e con l’aiuto del cugino Marco, un ragazzo di diciassette anni. I dettagli della scomparsa affiorano via via nel corso della vicenda che vede Amedeo aggirarsi per quel territorio che va dalle campagne al mare, passando per i laghi, all’affannosa ricerca di suo fratello. Insieme a Marco setaccia la zona senza sapere se cercare un cadavere o un luogo dove Paolo è tenuto prigioniero…

Tu mi nascondi qualcosa

Valeria è un’investigatrice privata distratta che, pedinando la persona sbagliata, rivela a Francesco che la moglie lo tradisce. Alberto è un uomo che in seguito ad un incidente perde la memoria e al cui capezzale si presentano ben due mogli. Linda fa la pornostar, ma il suo compagno Ezio non mostra segni di gelosia finché non inizia a sospettare che lei abbia una relazione con l’attore con cui “lavora” sul set.

Lazzaro felice

Quella di Lazzaro, un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da sembrare stupido, e Tancredi, giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un’amicizia. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. Un’amicizia che, luminosa e giovane, è la prima, per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

Si muore tutti Democristiani

Stefano (Marco Ripoldi), Fabrizio (Massimiliano Loizzi) ed Enrico (Walter Leonardi) sono amici da una vita legati dagli stessi ideali e dagli stessi sogni. Insieme gestiscono una piccola casa di produzione con la speranza di tornare a realizzare documentari a tema sociale. Quel tanto desiderato progetto sembra finalmente arrivare insieme a un considerevole guadagno economico, ma anche a un patto che potrebbe azzerare tutto ciò in cui hanno sempre creduto. E una grande domanda li turba profondamente giorno e notte: “Meglio fare cose pulite con i soldi sporchi, o cose sporche con soldi puliti?” Cosa decideranno “i nostri eroi”? Rifiuteranno il lavoro, rimanendo “sfigati”, ma puri? Oppure accetteranno la proposta, stravolgendo le loro vite e i loro principi? Una riflessione ironica e impietosa sul compromesso, narrata con i toni dell’umorismo e della commedia e una lapidaria conclusione: “nasci contestatore, muori contestato”

Hotel Gagarin

Cinque italiani, spiantati e in cerca di un’occasione, vengono mandati a girare un film in Armenia. Appena arrivati scoppia una guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano il modo di inventarsi un’originale e inaspettata occasione di felicità che non potranno mai dimenticare. Una commedia divertente, poetica e sgangherata come i suoi protagonisti, che parla di sogni, di cinema e di incontri.

Troppa grazia

Lucia è una geometra che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille difficoltà, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga”. Lucia le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, nella cucina di casa sua, la rivede all’improvviso, davanti a lei. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa…”

 

Prima che la notte

La storia di Pippo Fava (interpretato da Fabrizio Gifuni) raccontata dal regista Daniele Vicari riporta la grande tradizione del cinema italiano “di denuncia” sulla prima rete Rai. Il giornalista Pippo Fava che con l’esperienza de “I Siciliani” fondò una scuola di giornalismo improntata sulla assoluta libertà d’opinione, venne ucciso dalla mafia nel 1984.

Settima onda

Su un mirabile sfondo di mare cristallino, sole, terre brulle e profumi mediterranei, due uomini, due vite profondamente diverse tra loro sono destinate ad incontrarsi. Le loro storie si intrecciano in uno strano ma intenso legame, che semplicemente nasce e cresce, pur contaminato da sofferenze passate e presenti, sopite e mai lenite. E’ la storia di Tanino, un giovane pescatore di un paese del Sud, appassionato e sognatore, provato quotidianamente da vicende famigliari e personali un po’ sfor tunate, che un giorno ha un incontro con qualcuno con cui, a poco a poco, scopre di avere in comune un insospettabile e quanto mai profondo amore per qualcosa che finisce per renderli molto simili nelle loro diversità. Tanino ha una giovane moglie dal carattere forte, che ama i bambini quasi segretamente, che lotta ogni giorno con lui contro le difficoltà di una esistenza umile, semplice, resa ancora più complicata dalla presenza incombente della madre di lei, volitiva, critica e profondamente in contrasto con lui, che non ha mai ritenuto all’altezza della sua unica e amata figlia. La loro vita si avvicenda con attimi di profonda amicizia tra Tanino e Vittorio, anche lui pescatore, cui è legato dall’infanzia. Le loro scelte ingenue e disperate sono subdolamente condizionate dalla inquietante presenza di un magnate del pesce, un personaggio temuto in paese, un leader cattivo che inevitabilmente manipola le loro ambizioni e le tramuta in atti temerari che mettono a rischio la loro vita. La storia semplicemente si svolge, tra profonda emozione, dolore, incanto e momenti di estrema interiorità, che ciascuno dei personaggi piano piano lascia trapelare, fino a travolgere lo spettatore in ciascuna delle vicende personali che la compongono, come finestre di vita che potrebbero essere quella di ognuno di noi.

Nobili bugie

Il film, opera prima del regista Antonio Pisu e prodotto da Genoma Films, è inscenato durante la seconda guerra mondiale e narra le vicende di una famiglia di nobili decaduti e dei loro intricati affari con una famiglia di ebrei rifugiati presso la loro residenza in cambio di denaro. Una black comedy in costume, un progetto ambizioso, che fa rivivere la grande tradizione cinematografica italiana a partire dalla città di Bologna.

Rudy Valentino

Rudy Valentino racconta, fra realtà e fantasia, il ritorno nell’estate del 1923 di Rodolfo Valentino a Castellaneta, il suo paese natale. La storia, però, inizia ai giorni nostri. In un teatrino della cittadina pugliese, una compagnia amatoriale sta provando uno spettacolo sul Divo dei Divi, il più grande sex symbol del mondo. Lo spettacolo è diretto e interpretato dal capocomico, un personaggio un po’ goffo ma animato da grande passione e una venerazione per il Divo. All’improvviso le prove vengono interrotte da un’apparizione: un uomo e una donna, elegantemente vestiti anni 20, irrompono sul palco. Lui sostiene di essere Rodolfo Valentino accompagnato dalla sua seconda moglie Natacha Rambova, e di essere tornato a Castellaneta per rivedere la famiglia e realizzare un suo grande sogno. Quando il capocomico abbandonerà il palcoscenico dando spazio all’ospite inatteso, magicamente il palco e la rappresentazione scenica si animeranno. E così, da un inizio che strizza l’occhio alla “commedia degli equivoci”, il film gradualmente si trasforma in un viaggio intimo nei sentimenti e nella solitudine del “divo”. Rodolfo Valentino, accompagnato dall’intera compagnia di attori, inizierà a riconoscere grazie a loro i membri del suo “sistema familiare”, che lo aiuteranno in questo ritorno a casa a portare alla luce tutti i conflitti e malesseri che hanno caratterizzato la sua vita. Conosceremo “l’uomo” Valentino che lotta con il “Divo dei Divi” per ritrovare la tanto desiderata serenità.

Michelangelo Infinito

La narrazione si snoda attraverso il racconto filmico dei due protagonisti: Michelangelo Buonarroti e Giorgio Vasari. All’interno di un limbo ambientato nelle suggestive Cave di Marmo di Carrara, Michelangelo rievoca gli snodi principali della sua vita e dei suoi tormenti più intimi. A raccontare la dimensione storica e artistica è Giorgio Vasari, narratore qualificato, appassionato e famigliare, della vita e delle opere del Buonarroti. I loro ricordi conducono lo spettatore nel ‘mondo’ di Michelangelo attraverso coinvolgenti ricostruzioni storiche, sino ad arrivare al cuore del film: le sue opere immortali ed ‘infinite’.  Un’esperienza poetica che lascerà senza fiato

Respiri

Francesco, un ingegnere quarantenne, dopo una misteriosa disgrazia si ritira a vivere in un paese sul lago d’Iseo. Con la figlia ancora piccola occupa l’antica villa di famiglia, una magnifica costruzione liberty lambita dalle acque. Nella grande casa vi è anche un’altra misteriosa persona, di cui si percepisce soltanto l’eco del respiratore che la tiene in vita. Ma ulteriori presenze non meno inquietanti, e decisamente più pericolose, si muovono intorno alla villa. Cos’è accaduto all’uomo e alla sua famiglia? Quali segreti nasconde? Saprà Marta, amica d’infanzia da sempre innamorata di lui, risvegliare Francesco dal torpore in cui è caduto e liberarlo dal dolore? E, soprattutto, riusciranno quanti gravitano intorno alla casa a sfuggire al pericolo che incombe sulle loro vite? Le risposte sono tra le mura della villa, custode silenziosa della verità.

Tito e gli Alieni

Il Professore (Valerio Mastandrea) da quando ha perso la moglie, vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all’Area 51. Dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e gli affida i suoi figli, andranno a vivere in America con lui. Anita, 16 anni, e Tito, 7, arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio squinternato, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni…

Rabbia furiosa Er Canaro

Fabio ha appena scontato otto mesi di galera per un crimine che non ha commesso, al posto di Claudio, un suo amico ex pugile, un delinquente di piccolo calibro che ambisce a diventare il boss del Mandrione (quartiere periferico romano). Claudio gestisce traffici vari e si occupa anche di combattimenti tra cani. Ogniqualvolta i suoi cani rimangono feriti, egli si rivolge all’amico Fabio che, clandestinamente nel retrobottega della sua toletta per cani, si occupa di piccole operazioni chirurgiche e medicazioni. L’amicizia tra Fabio e Claudio è molto ambigua, quasi malata. Claudio ha una personalità bipolare che lo porta a volte ad agire con estrema cattiveria nei confronti di Fabio che sembra subire senza reagire. Tutto questo dura da tempo fino a quando Fabio, non potendo più sopportare, deciderà un giorno di attuare la sua terribile vendetta…

Dei

Dei è la storia di un cambiamento, di una rinuncia, forse momentanea, alla terra. Un ragazzo di campagna nel suo periodo di formazione sente la necessità di spostarsi verso la città, attratto dal mondo dell’intelletto e in conflitto con il mondo rurale che lo ha cresciuto. Eppure di quel mondo è ricco il suo immaginario, ma qualcosa lo spinge ad allontanarsi per crescere nel mondo che per lui è degli “Dei”. Sull’attico all’ultimo piano di un palazzo di città proverà leggerezza affascinato dal modo di vivere di un gruppo di ragazzi “stravaganti”. Tuttavia rimarrà in lui una profonda malinconia, una malinconia che pian piano avrà le sembianze di un albero di famiglia al quale scoprirà di essere molto legato…

Una vita spericolata

Rossi (Lorenzo Richelmy) ha meno di trent’anni e un’officina che va a rotoli. Non ha fidanzate, ma ha un migliore amico, BB (Eugenio Franceschini), ex campione di rally. Sommerso dai debiti, Rossi va in banca per implorare un prestito, ma lì  succede di tutto. Irritato dalle urla di una ragazza (Matilda De Angelis) Rossi perde la testa e in un attimo la sua richiesta si trasforma in una rapina  del tutto casuale, con tanto di ostaggio e borsone pieno di soldi. Peccato che i soldi non siano della banca, ma di un gruppo di brutti ceffi… Non resta che recuperare BB e fuggire con la ragazza! Tra inseguimenti, spargimenti di sangue e soldi, amori,  rese dei conti da “spaghetti western” e fughe rocambolesche, questi piccoli Lebowski  vedranno andare in fumo tutti i loro piani. O forse no…

La profezia dell’armandillo

Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.
La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco.
La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”

Capri Revolution

Siamo nel 1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di nordeuropei ha trovato su quest’isola il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia. L’incontro tra Lucia e la comune guidata da Seybue, il giovane medico del paese, animerà i giorni di un’isola unica al mondo, che all’inizio del Novecento attraeva come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso.

Sulla mia pelle

Gli ultimi sette giorni della vita di Stefano Cucchi, il geometra tossicodipendente accusato di spaccio che è morto per le percosse ricevute dopo l’arresto. Lo interpreta Alessandro Borghi che consegna un’impressionante interpretazione. “In un mondo stellare questo film ci porterebbe alla sentenza, ma non succederà. Quello che vogliamo è che le persone si avvicinino alla storia di questo ragazzo e alla tragedia di questa famiglia”.

Loro

Faccendieri ambiziosi e imprenditori rampanti, cortigiane – vergini per niente candide che si offrono al drago, addestrate da molti anni di pubblicità sessiste e trasmissioni strillate – politici corrotti, giullari, acrobate: è il circo che sta intorno a Silvio Berlusconi, nella “rielaborazione e reinterpretazione a fini artistici” messa in scena da Paolo Sorrentino.

È davvero impossibile dare una valutazione di Loro basandosi solo sulla prima parte, senza indicazioni su dove andrà a parare il film completo.

Tanto più che Loro 1 è già due film in uno. Il primo vede al centro, appunto, Loro, che non sono “quelli che contano”, ma gli squallidi frequentatori del suk di cui sopra. Il principio è lo stesso de Il divo: raccontare un politico italiano di immenso potere evidenziando innanzitutto il sottomondo che lo circonda, al contempo sua emanazione e suo brodo di coltura. Il secondo, passata la metà del tempo filmico, vede al centro Lui-Lui, quel Silvio che viene nominato per la prima volta (e solo col nome proprio) a narrazione avviata. E se il mondo di ‘Loro’ è sovraffollato di figure minori (memorabile il cammeo di Ricky Memphis nei panni di uno dei tanti Ricucci dell’orto dei miracoli), quello di Lui-Lui è un eremo cui hanno accesso solo Veronica e Mariano Apicella (più un suo rivale di cui non sarebbe corretto anticipare il nome).

L’elemento di maggiore impatto drammaturgico in Loro 1 è la luce piatta che delinea un’umanità bidimensionale e del tutto priva di spessore. La fotografia di Luca Bigazzi, solitamente ansiosa di scavare nell’ombra, qui rimane saldamente in superficie, creando una maschera filmica paragonabile al cerone di Lui-Lui, al tatuaggio (sempre nell’effige di Lui-Lui) che compare sul fondoschiena di un’atletica concubina, e alla cartapesta che replica l’effige dei leader della sinistra nel patetico spettacolino messo in scena per il Loro diletto (c’è anche D’Alema, che più tardi fa un altro cammeo dentro un sacco della spazzatura).

Una storia senza nome

Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica (Laura Morante), e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro (Alessandro Gassmann). Un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, “la storia senza nome” racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.

La Banda Grossi

Marche, 1860: l’unità d’Italia è considerata alla stregua di una guerra di conquista, il potere espresso dalla Corona del resto è rigido e spregiudicato nei suoi tentativi di consolidarsi. Un avvocato al servizio del Ministero della guerra cerca però di vederci chiaro sul destino della Banda Grossi e si reca in carcere a interrogarne un membro, Olinto Venturi. Questi racconterà la storia di Terenzio Grossi, di come insieme hanno lottato contro gli sfruttatori dei contadini, contro i borghesi e anche contro i carabinieri, in nome del popolo marchigiano. Tra i briganti emerge prepotente oltre al leader, a suo fratello meno propenso alla violenza, e al braccio destro Olinto, la figura del selvaggio Sante Frontini, il più brutale della banda.

Se già il brigantaggio meridionale non è molto trattato nel cinema italiano, ancora meno lo sono gli episodi dell’Italia centrale, infatti è la prima volta che la storia della Banda Grossi arriva sullo schermo, grazie anche a un’operazione di crowdfunding di grande successo.

La Banda Grossi pur con il suo budget limitato aspira a un respiro da cinema epico, come fosse una sorta di western tra le montagne, ma pure con passaggi del gruppo in cammino sugli Appennini che ricordano la Compagnia dell’Anello sui monti della Terra di Mezzo. Con la saga del Signore degli Anelli c’è purtroppo un altro punto in comune: la gran quantità di finali, che qui sono almeno quattro e qualcuno è sicuramente di troppo. Arrivano oltretutto tardi, dopo all’incirca due ore di durata.

Opera prima di Carlo Ripati, La Banda Grossi non manca comunque di coraggio e di perizia, tanto che i limiti economici si fanno sentire soprattutto in cose perdonabilissime, come l’assenza di situazioni più urbane e i costumi poco vissuti. Va un po’ peggio quando arriva il corpo tra il bandito e il carabiniere, che dovrebbe essere uno dei climax del film e invece è piuttosto deprimente, ma è l’unico momento in cui la povertà di mezzi davvero salta agli occhi.

Ricchi di fantasia

Sergio carpentiere e l’ex cantante Sabrina sono una coppia di amanti molto innamorati ma impossibilitati a lasciare i rispettivi compagni a causa delle ristrettezze economiche in cui si trovano a vivere. Tutto sembra cambiare quando i colleghi di Sergio si vendicano dei suoi scherzi facendogli credere di avere vinto 3 milioni di euro alla lotteria. Convinto di essere diventato ricco, Sergio decide di abbandonare la sua vecchia vita portando con sé non solo Sabrina, ma anche i loro parenti. Quando Sergio e Sabrina scoprono che non c’è nessuna vincita, decidono di non svelarlo a nessuno e trascinano le proprie famiglie in un viaggio on the road dalla periferia romana alla Puglia. Ma la verità viene sempre a galla e le tensioni tra caratteri tanto diversi sono destinate a esplodere.

Blade Runner 2049

L’agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell’anno 2049. Sono passati trent’anni da quando Deckart faceva il suo lavoro. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge, ma poi è arrivato Niander Wallace e ha convinto il mondo con nuovi “lavori in pelle”: perfetti, senza limiti di longevità e soprattutto obbedienti. K è sulle tracce di un vecchio Nexus quando scopre qualcosa che potrebbe cambiare tutte le conoscenze finora acquisite sui replicanti, e dunque cambiare il mondo. Per esserne certo, però, dovrà andare fino in fondo. Come in ogni noir che si rispetti dovrà, ad un certo punto, consegnare pistola e distintivo e fare i conti da solo con il proprio passato.

Ridley Scott produce, come a dire sigilla, mentre alla regia c’è Denis Villeneuve, supportato dalla fotografia di Roger Deakins, che non si può non annoverare tra gli autori di questo film. La sua tavolozza e l’impressionante lavoro di scenografia definiscono il clima meteorologico del film più di ogni altro elemento.

Ed è certamente sul piano visivo, e delle scelte operate in questo senso, che il film di Villeneuve trova la propria originalità costitutiva: quella di un ibrido tra blockbuster e film personale, specie nella gestione del tempo, che il canadese sottrae alle logiche di mercato e fa proprio nel bene e nel male, lungaggini comprese.
Il disordine e la spazzatura della L.A. Del 2019 sono un ricordo lontano: ora tutto è ordine, K stesso, come gli ricorda il suo capo, è pagato per mantenere l’ordine. Ma non è facile assolvere questo compito quando i ricordi d’infanzia si mescolano agli interrogativi metafisici, proprio come in “Fuoco pallido”, il romanzo di Nabokov che torna a più riprese. Non è facile quando, come nell’archetipo di ogni detection contemporanea, la tragedia di Edipo, cacciatore e cacciato sono la stessa persona. Dice tante cose, il film di Villeneuve, forse troppe, d’altronde fa parte di un processo di espansione, di creazione di un universo Blade Runner. E di certo non le dice sempre nel migliore dei modi: non ha l’asciuttezza dell’originale, stordisce di spiegazioni, arriva persino in ritardo sulle intuizioni dello spettatore, ma la forza interna del racconto, la materia di cui è fatto, è così potente che trascina oltre, come una corrente.

Veleni

1951. Antonio torna, per il funerale di suo padre, il celebre dottor Bonadies, nel suo paese natale situato nel Cilento: un luogo fuori dal tempo in cui gli unici uomini rimasti sono il prete, il farmacista, e un vagabondo soprannominato Melograno che gira per le strade con un grammofono a ruote, sparando musica lirica per i vicoli semideserti. Ad aspettare Antonio a casa ci sono la madre e la zia, duo bizzarro e peccaminoso che, quando il dottor Bonadies era in vita, formava con lui un triangolo perverso. Ora le due signore si dedicano a strane attività alchemiche nel sotterraneo della casa di famiglia, quella casa da cui Antonio è stato allontanato da piccolo.

Veleni è una favola nera che riporta alla memoria commedie dark come Arsenico e vecchi merletti, ma al contrario della pièce di Joseph Kesselring, che nelle mani di Frank Capra aveva preso brillante vita cinematografica, resta ancorata fortemente al proprio impianto teatrale.

Del resto, dietro questo esperimento filmico, c’è un duo che ha una buona notorietà autoriale nel circuito teatrale campano: la regista e interprete Nadia Baldi e il drammaturgo e regista Ruggero Cappuccio, fondatori di Teatro segreto, “organismo di produzione e perfezionamento teatrale” di cui Cappuccio è direttore artistico e Baldi presidente. La loro ottima reputazione ha attirato verso il progetto Veleni un gruppo di professionalità di alto livello, a cominciare dal cast – il monologo di Roberto Herlitzka da solo vale il prezzo del biglietto – per proseguire con eccellenze “tecniche” come la montatrice Esmeralda Calabria o il costumista (molto amato da Paolo Sorrentino) Carlo Poggioli. Per un piccolo film del tutto indipendente, questo è in sé un risultato notevole. È degna di nota anche l’ideazione del duo di sorelle che, nel sud Italia degli anni ’50, conducono una vita libera e allegramente dissipata: forse sarebbero dovute essere loro le protagoniste della storia, e non il ben più incolore (narrativamente parlando) Antonio.

Una questione privata

Tornando alla villa dove ha conosciuto l’amata Fulvia, il partigiano Milton scopre che forse fra lei e il suo migliore amico Giorgio, anche lui combattente, potrebbe essere nata una storia d’amore. Nel tentativo di ricevere da Giorgio un chiarimento, Milton intraprende un viaggio attraverso il paesaggio verde e nebbioso delle Langhe che è anche un percorso di conoscenza: di se stesso, dell’animo umano e della barbarie insensata della guerra.

Paolo e Vittorio Taviani affrontano uno dei “testi sacri” della letteratura italiana, “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, con il piglio autoriale che deriva loro da una lunga militanza cinematografica e da una conoscenza profonda della Seconda guerra mondiale e della lotta partigiana.

Come Ermanno Olmi in ...torneranno i prati, i Taviani raccontano il tempo di guerra rifiutando di concentrarsi sull’azione bellica e depurando la Storia di tutto ciò che è ridondante, per lasciare i protagonisti nudi di fronte alla desolazione e all’orrore. Come in Così ridevano di Gianni Amelio, la narrazione cinematografica di Una questione privata procede per episodi chiave, momenti e personaggi che incarnano la Storia e la condizione umana nella sua essenza. Il più folgorante è l’incontro di Milton con i genitori, scena muta di straziante intensità, riassunto senza parole del cordoglio di tante famiglie che hanno visto scomparire i propri figli inghiottiti dalla guerra, conservando a stento la speranza di rivederli vivi, anche per un solo, fugace istante.

I grandi maestri sono chiamati a regalare una prospettiva epocale al proprio lavoro, e i Taviani, dopo la sperimentazione radicale perseguita con Cesare deve morire che ne ha certificato l’eterna giovinezza artistica, con Una questione privata rivisitano il loro stesso cinema (in particolare La notte di San Lorenzo) con grande rigore filologico, recuperando quegli spazi e quei silenzi che ora non sono più di moda, ma restano pause necessarie per raccontare una storia complessa senza perdersi in inutili spettacolarità.

The happy Prince

Dopo il periodo di successi letterari e teatrali Oscar Wilde è caduto in disgrazia. Processato per la sua esplicita omosessualità e condannato a due anni di lavori forzati è uscito dal carcere minato nella salute e nell’animo. Esiliatosi a Parigi, dopo un tentativo di ricostruire il rapporto con la moglie, torna ad unirsi al giovane Lord Douglas e precipita sempre più nel disastro totale. Gli restano solo le sue fiabe con le quali si conquista l’affetto di due ragazzi di strada.

Rupert Everett accarezzava da tempo il progetto di portare sullo schermo gli ultimi giorni di vita del suo autore preferito, Oscar Wilde. Ci è finalmente riuscito grazie a una coproduzione internazionale che ha visto in gioco numerosi soggetti che gli hanno consentito di dirigere e interpretare nel ruolo del protagonista il film.

Si sente in ogni inquadratura l’amore che Everett prova per questo grande autore colto ed accompagnato sulla strada dell’autodissoluzione costruita bicchiere su bicchiere di assenzio nella ricerca di un piacere che, di giorno in giorno, perde qualsiasi valenza estetica per tradursi in un disperato tentativo di confrontarsi con la morte in arrivo. Quella morte che aveva descritto magistralmente sotto aspetti diversi, da “Salomè” a “Il gigante egoista” e il cui arrivo ora centellina raccontando a due ragazzi di strada la fiaba della statua del principe felice che progressivamente si spoglia di ciò che ha e che viene abbattuta assieme alla morte della rondine che ha portato l’oro e le pietre preziose che lo rivestivano a chi ne aveva bisogno. Dio però chiede ad un angelo di portargli le due cose più preziose della città: il cuore di piombo del principe e la rondine stessa.

Everett utilizza la metafora per mettere in scena il suo Wilde. Un uomo ormai fiaccato nel corpo così come la statua del principe diviene priva di ornamenti. Oscar ha ormai perduto il suo appeal, quello che riempiva i teatri e faceva inneggiare all’autore. Ora canta, se richiesto, in locali di pessimo ordine e le sue tasche sono perennemente vuote. La malattia che lo porterà alla fine progredisce di giorno in giorno mentre passa dalla Francia all’Italia per poi fare ritorno in terra francese dove verrà sepolto con una scritta sulla lapide tratta dal libero di Giobbe: “Nulla osavano aggiungere alle mie parole, e su di loro stillava goccia a goccia il mio discorso”. Solo di recente la Gran Bretagna ha fatto ammenda per la condanna inflitta allo scrittore. Questo film, senza fare sconti a nessuno (Wilde compreso) ci spinge a riflettere.

Nico, 1988

Gli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, in arte Nico. Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna la cui bellezza era indiscussa, Nico vive una seconda vita quando inizia la sua carriera da solista. Qui seguiamo gli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa negli anni ’80: anni in cui la “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, si è liberata del peso della sua bellezza e inizia a ricostruire un rapporto con il figlio.
Non era un’impresa facile trasferire sullo schermo le fasi finali della vita di una personalità complessa come quella di Nico.

Susanna Nicchiarelli è riuscita a portarla a compimento leggendola a partire da una condizione esistenziale che ormai (siamo al suo terzo lungometraggio) possiamo considerare come un tema che la appassiona: i segni che l’infanzia e la preadolescenza lasciano nelle persone che finiremo con il diventare.

Dalla Luciana ‘comunista’ di 9 anni di Cosmonauta siamo passati alla Caterina adulta che parla con se stessa dodicenne in La scoperta dell’alba e ora il film si apre con Christa bambina che guarda da lontano i bagliori di una Berlino che brucia sul finire della seconda guerra mondiale. Quelle luci di distruzione lontane favoriranno la percezione e la condivisione delle tenebre esistenziali che costituiranno la base della sua produzione artistica così come rimarrà indelebile, divenendo a tratti un modo di nutrirsi vorace, il ricordo della fame sperimentata allora.

Ma quella bambina, che come giovane donna ha a lungo sopportato l’essere associata ai Velvet Underground, a Lou Reed e ad altre star prima di vedersi riconosciuto un proprio status, è divenuta un’icona della controtendenza musicale e continua ad esserlo in un periodo (quello in cui la incontriamo nel film) in cui la discomusic domina il mercato musicale. Porta però dentro di sé una duplice sofferenza: la dipendenza dall’eroina e il senso di colpa per essersi fatta sottrarre il figlio appena nato essendo comunque consapevole di non essere in grado, all’epoca, di dargli ciò che un piccolo esige da una madre.

Napoli velata

Adriana, anatomopatologo a disagio coi vivi, incontra Andrea, un giovane uomo che la seduce e la ama una notte intera, appassionatamente. Adriana è travolta, finalmente viva. Al risveglio gli sorride e dice sì al primo appuntamento. Ma Andrea a quel rendez-vous romantico non si presenta. È l’inizio di un’indagine poliziesca ed esistenziale che condurrà Adriana nel ventre di Napoli e di un passato, dove cova un rimosso luttuoso.
Protagonista dichiarata del film, Giovanna Mezzogiorno deve vedersela con Napoli, che assurge in primo piano col suo potenziale esplosivo, la sua straordinaria energia linguistica, le sue contraddizioni interne.

Così la religiosità popolare, nelle sue forme più vitalisticamente esasperate (culti, icone, maschere, santini), in Napoli Velata si coniuga con un sostrato pagano che accorda in modo ribaldo le tradizioni folcloriche antiche e moderne (la ‘sibilla’ col telecomando, l’utero sezionato nella controspezieria della Farmacia storica degli Incurabili).

Mescolando i generi ma privilegiando l’approccio plastico a tutto tondo del melodramma, Ferzan Ozpetek traduce la forza dirompente della città in una struttura narrativa che intreccia fili in profondità. E in quella profondità Napoli Velata sprofonda per sciogliere un trauma consumato ai ‘piani alti’ e nella prima sequenza, perno fra passato e presente. Al cuore del film c’è una conversione che si genera ancora una volta dall’interazione fra una perdita e un incontro. In Le fate ignoranti il personaggio di Margherita Buy cambia vita quando perde il marito e incontra l’amico omosessuale del consorte defunto, in La finestra di fronte il personaggio di Giovanna Mezzogiorno muta radicalmente la maniera di sentire il mondo quando perde l’infatuazione per il dirimpettaio di Raoul Bova e incontra l’antica saggezza pasticciera di Massimo Girotti, in Cuore Sacro il personaggio di Barbora Bobulova ha perso (da tempo) la madre senza mai elaborare il lutto e va in crisi quando incontra una ragazzina randagia e ribelle.

In Napoli Velata perdita e incontro coincidono in uno spazio che si fa sempre più fantasmatico e labirintico, dentro una geografia sotterranea (metropolitana, laboratori, gallerie, botteghe), instabile e cadaverica, che dialoga con una geografia superficiale, barocca, scenica, vitale. Lungo il confine che invita all’infrazione, Ozpetek introduce un rito pagano (“La figliata dei femminielli”), una performance antropologica che partorisce un bimbo priapesco e concepisce la passione di Adriana e Andrea.

Loro 2

È il momento dei confronti: fra Silvio ed Ennio, imprenditore del nordest testimone della prima ascesa di Berlusconi, tra Silvio e Sergio Morra, fra Silvio e Cupa Caiafa, fra Silvio e Veronica. Al centro c’è sempre Lui, proiezione delle speranze di riscatto di quelli (e quelle) che lo circondano, incarnazione materiale (e impudentemente materialista) dei sogni di (quasi) tutti. Loro2 si conferma superficie eternamente riflettente, come il font cromato in cui è inciso il titolo sulle locandine. E la sua estetica inane veicola visivamente un vuoto così pieno di sé da apparire come un intero perfetto, pura materia deprivata di ogni parvenza di spirito.

Nell’Olimpo di Villa Certosa siedono Giove e Giunone, i primi a rendersi conto di essere solo divinità pagane, rifrazioni dei desideri dei sicofanti e delle veneri minori che portano costantemente doni al loro altare.

Silvio costruirà un tempio per Veronica perché lei possa continuare la sua ricerca di quegli dèi nullatenenti cui lei chiede una personale redenzione, mentre Lui si aggira domandando “Sei tu Dio?”, e ipotizza che Dio sia “colui che sa le cose”: il che, per un uomo che “conosce il copione della vita” ma non la sua reale sostanza, corrisponde a quel Dio femmina, bella e giovane, attraverso il quale il regista di Youth cercava di sottrarsi all’avanzare della propria vecchiaia.

Lui è l’uomo di Teflon su cui anche le offese rimbalzano perché non ha alcun contatto con la sua interiorità, e nel suo essere pura esteriorità consente agli altri l’infinita possibilità di specchiarsi. Il suo autore preferito non è tanto il Buzzati del Deserto dei Tartari, che ha percezione dell’inutilità dell’attesa, ma quello dei cinquanta racconti dove un solo Colombre non perde la speranza di incontrare l’unico che lo vede davvero. Saranno due (male)femmine a rivelare Lui a se stesso, e non sarà uno spettacolo piacevole. Pietoso, è l’aggettivo che entrambe trovano per lui: ma in quell’aggettivo è contenuta anche la parola pietas con la quale entrambe si accomiatano.

Loro 1

Faccendieri ambiziosi e imprenditori rampanti, cortigiane – vergini per niente candide che si offrono al drago, addestrate da molti anni di pubblicità sessiste e trasmissioni strillate – politici corrotti, giullari, acrobate: è il circo che sta intorno a Silvio Berlusconi, nella “rielaborazione e reinterpretazione a fini artistici” messa in scena da Paolo Sorrentino.

È davvero impossibile dare una valutazione di Loro basandosi solo sulla prima parte, senza indicazioni su dove andrà a parare il film completo.

Tanto più che Loro 1 è già due film in uno. Il primo vede al centro, appunto, Loro, che non sono “quelli che contano”, ma gli squallidi frequentatori del suk di cui sopra. Il principio è lo stesso de Il divo: raccontare un politico italiano di immenso potere evidenziando innanzitutto il sottomondo che lo circonda, al contempo sua emanazione e suo brodo di coltura. Il secondo, passata la metà del tempo filmico, vede al centro Lui-Lui, quel Silvio che viene nominato per la prima volta (e solo col nome proprio) a narrazione avviata. E se il mondo di ‘Loro’ è sovraffollato di figure minori (memorabile il cammeo di Ricky Memphis nei panni di uno dei tanti Ricucci dell’orto dei miracoli), quello di Lui-Lui è un eremo cui hanno accesso solo Veronica e Mariano Apicella (più un suo rivale di cui non sarebbe corretto anticipare il nome).

L’elemento di maggiore impatto drammaturgico in Loro 1 è la luce piatta che delinea un’umanità bidimensionale e del tutto priva di spessore. La fotografia di Luca Bigazzi, solitamente ansiosa di scavare nell’ombra, qui rimane saldamente in superficie, creando una maschera filmica paragonabile al cerone di Lui-Lui, al tatuaggio (sempre nell’effige di Lui-Lui) che compare sul fondoschiena di un’atletica concubina, e alla cartapesta che replica l’effige dei leader della sinistra nel patetico spettacolino messo in scena per il Loro diletto (c’è anche D’Alema, che più tardi fa un altro cammeo dentro un sacco della spazzatura).

Dogman

Marcello ha due grandi amori: la figlia Alida, e i cani che accudisce con la dolcezza di uomo mite e gentile. Il suo negozio di toelettatura, Dogman, è incistato fra un “compro oro” e la sala biliardo-videoteca di un quartiere periferico a bordo del mare, di quelli che esibiscono più apertamente il degrado italiano degli ultimi decenni. L’uomo-simbolo di quel degrado è un bullo locale, l’ex pugile Simone, che intimidisce, taglieggia e umilia i negozianti del quartiere. Con Marcello, Simone ha un rapporto simbiotico come quello dello squalo con il pesce pilota.

Marcello procura a Simone quella cocaina che il bullo consuma in quantità esagerate e fa per l’ex pugile da secondo nelle “riscossioni”. Quando Simone sceglierà proprio il negozio di Marcello come base operativa per una rapina gli equilibri fra i due salteranno irrimediabilmente.

Ispirandosi liberamente ad uno dei casi di cronaca più cruenti del nostro passato recente, la vicenda del Canaro della Magliana, Matteo Garrone racconta un’Italia diventata terra di nessuno in cui cane mangia cane, complice l’abbrutimento culturale e sociale che ha allontanato i cittadini non solo dal benessere ma anche dalla solidarietà umana più elementare. Garrone depura la vicenda del Canaro dalla sua componente veramente oscena, ovvero la spettacolarizzazione, arrivando a desaturare la palette di colori con cui dipinge i suoi quadri di desolazione suburbana (meravigliosa la fotografia di Nicolaj Bruel) dei quali sfuma i margini ed evidenzia l’essenza.

Dogman inizia con il ringhio di un pitbull da combattimento ed il terrore speculare degli altri cani chiusi dentro le gabbie del negozio, enucleando così quelle dinamiche di sopraffazione e sottomissione che sono la regola di vita del quartiere. L’ombra di Simone si staglia gigantesca dietro la porta a vetri del canaro, proiezione gonfia di una paura atavica che con il tempo ha dominato gli animi della gente perbene, non soltanto nei quartieri periferici.

E lo sguardo smarrito di Marcello in riva al mare, dopo l’ennesima prepotenza subìta, è quello di un Paese che ha preso consapevolezza del proprio status di vittima, e che “tutto questo non lo accetterà più”. Ma invece di raccontare un’incazzatura alla Quinto potere, o la vendetta efferata e grottesca in cui le cronache hanno abbondantemente sguazzato, Garrone descrive una quieta rivalsa del tutto priva della valenza pulp che ha reso archetipale, e protagonista di uno storytelling ante litteram, il vero Canaro.

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